La vecchia stazione

la ferrovia, le nuove strade e la “terra di nessuno

La Casarsa-Spilimbergo, ferrovia e strada carrozzabile

Abbandoniamo ora il centro del capoluogo per spostarci più a est. Dal semaforo di via Richinvelda proseguendo diritti giungiamo alla Strada Provinciale 1, la cosiddetta Val D’Arzino, strada che collega il capoluogo di Casarsa della Delizia con Spilimbergo e poi continua verso la valle sul torrente omonimo. Rimanendo invece al semaforo del centro paese, voltiamo a destra e imbocchiamo via Sopraorti. Questa strada forma con via Luchino Luchini una grande “X”, collegandosi ad essa in un breve tratto. Entrambe queste vie del capoluogo, analogamente a via della Richinvelda, confluiscono nella SP1. Attraversando la provinciale da via Luchini ci dirigiamo nel territorio della frazione di Aurava mentre, oltrepassandola da via Sopraorti ci inoltriamo nella località a est del capoluogo da cui, dopo qualche centinaio di metri, raggiungiamo la frazione Pozzo. Ora, in questa parte del viaggio, attraversiamo da quest’ultimo punto la provinciale Casarsa-Spilimbergo e imbocchiamo via S. Francesco d’Assisi, nome nuovo della vecchia via Stazione, assegnatole dall’amministrazione comunale nel novembre 2020. Percorrendo poco meno di cinquecento metri notiamo sulla nostra strada un vecchio passaggio a livello incustodito, tale carreggiata è via IV novembre che ci conduce al paese di Pozzo e, alla nostra destra, possiamo osservare un vecchio edificio delimitato dalle palizzate ferroviarie. Essa è la vecchia stazione di San Giorgio, oggi abitazione privata.

Via Spilimbergo – la Strada Provinciale 1

Nell’ultimo quarto dell’Ottocento, si verificarono accese discussioni all’interno dei consigli comunali per la costruzione di nuove strade, alternative rispetto a quelle tradizionali. I grandi tracciati erano già stati delineati e costruiti, subendo solo piccoli miglioramenti nelle loro estensioni e altre rettifiche. Verso il 1877 circa si cominciò a discutere della costruzione di una strada che collegasse Spilimbergo con Casarsa passando per i paesi di Provesano, San Giorgio, San Martino, Valvasone. Il consiglio comunale trovò la ferrea opposizione del conte Pietro Antonio Attimis. Avendo egli proprietà nelle frazioni di Cosa, Pozzo e Aurava riteneva che la zona rimanesse tagliata fuori da una strada carrozzabile. Ci riprovò Gabriele Luigi Pecile nel 1878 sostenne la costruzione di una strada Provesano-San Giorgio ricordando che tale infrastruttura era stata richiesta dai frazionisti di Provesano quale condizione essenziale per la loro aggregazione al comune di San Giorgio della Richinvelda. Nel 1879, furono depositati i progetti, da parte dell’ingegner Silvio De Paoli per la creazione di una strada che collegasse Domanins, Rauscedo, San Giorgio – dal “trivio” del Belvedere – a Barbeano e a Spilimbergo e anche per la Domanins-Castions. Le carrozzabili saranno costruite nei decenni successivi.

I binari della ferrovia

Il 12 gennaio 1893 fu inaugurata invece la linea ferroviaria Casarsa-Spilimbergo con la stazione a San Giorgio, a un chilometro dal centro di piazza Beato Bertrando, e con i collegamenti con il resto del territorio nazionale. Una ristrutturazione della strada San Giorgio – Stazione avvenne nel 1920, quando il consiglio comunale stanziò un cospicuo fondo per la realizzazione dell’opera ignorando nel frattempo le richieste delle popolazioni di Rauscedo e Domanins che invocavano la costruzione della “Rojuzza” per incanalatura delle acque. Ricordo che fu in quel frangente che i frazionisti dei due paesi protestarono in modo veemente e violento, invadendo e occupando gli uffici comunali, il giorno 15 marzo, causando danni e sconquassi.

La vecchia stazione

La zona delle vecchie fornaci

Attraversiamo ora la SP1, la via Spilimbergo come è nominata nella mappa comunale, ed entriamo nella via S. Francesco d’Assisi. Facendo la curva, sulla sinistra troviamo lo Scaccomatto night club cabaret, proseguendo su questa strada giungiamo alla via IV novembre che ci porterà a Pozzo, costeggiando sul lato sinistro il camposanto di questo paese.

Cantina Sociale Vini San Giorgio

Girando a destra imbocchiamo invece via Stazione. A sinistra notiamo subito la Cantina Sociale Vini San Giorgio e a destra il bar la Boteguta con i locali del Bocciodromo. Subito dopo il locale un prato alberato lo separa dall’edificio delle vecchie scuole elementari. Oltre ad esse, sempre tenendoci sul lato destro c’è un piccolo campo da calcio. Al termine di via Stazione, una traversa lunga e stretta strada taglia e chiude l’isolato da nord a sud. A destra via Neus finisce nei campi in direzione di Aurava, a sinistra via Fornace ci porta a via IV novembre in coincidenza della stazione ferroviaria. Nel 1902 il comune stanziò i fondi per la costruzione di tre edifici per accogliere i bambini delle prime tre classi elementari. L’edificio di via Stazione risale al 1902 ed era frequentato dagli alunni di San Giorgio, Pozzo e Aurava. Durante il biennio dell’occupazione tedesca è stato un luogo di prigionia di soldati tedeschi catturati dai partigiani. Nel recente passato l’edificio è stato sede dell’A.I.M.S. (Associazione Italiana di Museologia Scientifica e Sperimentale). La cantina sociale è stata istituita l’8 novembre 1951. Al suo posto un tempo c’era primo lo stabilimento delle fornaci De Rosa & C istituito il 29 maggio 1906. Infine, il casello della stazione istituita nel 1893.

Le vecchie scuole elementari

La “terra di nessuno”

Agli inizi del Novecento si verificò lo smembramento della pieve di San Giorgio. Abbiamo già ricordato in precedenza. Per prima fu Provesano nel 1392 che si staccò dalla matrice istituendo la parrocchia di S. Leonardo e poi Domanins nel 1479 con la parrocchia di S. Michele Arcangelo. Nel 1894 fu la volta di Rauscedo che diventò Curazia Indipendente e con il ‘900 seguirono la stessa sorte anche i paesi di Pozzo, Aurava e Cosa diventando anch’esse curazie.

Pozzo diventò curazia il 17 maggio 1910. La separazione dalla matrice per quanto riguarda il culto religioso comportò anche una separazione con il paese San Giorgio. Le parochie o vicinie o communitas che dir si voglia furono storicamente gruppi di famiglie tra loro legate da parentela o da condivisione della vita quotidiana. Perciò ogni parrocchia o curazia quale comunità religiosa fu un gruppo di fedeli rivendicante una propria unità anche al di fuori del nucleo centrale del proprio insediamento. Ecco allora che, i fedeli parrocchiani che vissero o costruirono le proprie abitazioni in mezzo alla campagna, nelle zone “franche” dividendo i paesi gli uni dagli altri, furono volentieri propensi a richiedere una rettifica dei confini tra le loro parrocchie. Ciò era accaduto tra Rauscedo e Domanins, come abbiamo già visto per la questione della chiesetta di S. Giovanni Battista. Una diatriba simile si verificò anche tra la parrocchia di San Giorgio e la nuova curazia di Pozzo nel 1911.

L’ingresso di via S. Francesco d’Assisi
Il confine della vecchia stazione

In conseguenza della separazione dalla matrice, i parrocchiani di San Giorgio chiesero che il confine fosse fissato sulla linea della stazione ferroviaria mentre i curaziani di Pozzo pretesero l’estensione di detto confine trecento metri più a ovest, includendo così la stazione, le scuole elementari, la fornace (che si trovava nel luogo ove oggi sorge la cantina sociale) e le abitazioni private ivi costruite. La richiesta di San Giorgio si basava sul fatto che l’abitato di Pozzo era concentrato di là del casello ferroviario mentre i pozzesi da parte loro, richiedevano lo spostamento perché i confini erano stati così assegnati dal censimento del 1901 e per la presenza delle abitazioni di curaziani stanziati in quella fetta di territorio. Il vescovo di Concordia monsignor Francesco Isola accolse le istanze degli abitanti di Pozzo. Contro questa decisione si levarono i fabbricieri di San Giorgio Pietro Volpatti e Domenico Tesan facendo presente, con una lettera scritta direttamente al presule della diocesi, che la popolazione è in “vivo fermento” e consigliò di soprassedere alla esecuzione dell’atto onde tranquillizzare gli animi esagitati. I fabbricieri minacciavano di ricorrere al metropolita, il patriarca di Venezia al fine di dirimere la questione. Monsignor Isola rispose con il suo nulla osta a codesto ricorso e si raccomandò che la popolazione di San Giorgio si calmasse. I fabbricieri risposero al vescovo che la pace sociale si sarebbe ottenuta solo con il ristabilimento dell’ordine “secondo verità e giustizia” e sconsigliarono al prelato di recarsi a San Giorgio per fare la visita pastorale. Eravamo nell’ottobre del 1911.

L’ingresso di Pozzo visto dal camposanto

Il giorno 25 ottobre 1911 monsignor Isola, contrariamente ai suggerimenti dei fabbricieri di San Giorgio, volle comunque compiere la sua visita pastorale nel capoluogo. Egli partì da Gradisca e, come da consuetudine, su una carrozza a cavallo per la quale le bestie erano procurate dai parrocchiani. I fedeli di San Giorgio non portarono alcun cavallo quella mattina e il monsignore dovette procurarseli da solo. Giunse quindi in paese e vi trovò la chiesa parrocchiale chiusa. Attorno al luogo di culto c’era il deserto e sembrava di trascorrere una normalissima giornata di lavoro, senza festeggiamenti e senza spettatori. L’indomani mattina la chiesa venne aperta dai parrocchiani e iniziarono le funzioni religiose con la sparuta partecipazione di poche donne e fanciulli mentre mancavano gli uomini e i giovani adulti. Nella notte, i sangiorgini avevano anche asportato i batacchi delle campane per non farle suonare. Ne lasciarono solo uno in caso di urgenza o di necessità. Il vescovo pronunciò un’omelia incentrata sul tema della pace. Al termine della messa, il prelato ripartì con la sua carrozza. Il suo segretario e nipote, monsignor Isaia Isola, affisse sul portale della parrocchiale il decreto di interdizione di tutte e tre le chiese di San Giorgio (San Giorgio Martire, S. Nicolò, S.S. Trinità) per sei giorni a partire da quello medesimo, ossia dal 26 al 31 ottobre. Solo ai Santi i luoghi avrebbero potuto riaprire al culto. La carrozza di monsignor Isola si diresse alla volta di Pozzo e nella frazione il vescovo di Concordia ebbe all’opposto un’accoglienza veramente trionfale. Su settecento abitanti la curazia in quel giorno ci furono circa seicento comunioni.

La “terra di nessuno”, l’area delle vecchie fornaci passata alla parrocchia di Pozzo nel 1911

Nella lite campanilistica tra i due paesi si pronunciò anche la Giunta Provinciale Amministrativa. Essa attribuiva quel territorio a San Giorgio in base al censimento di quello stesso anno, il 1911. Ci furono subito dopo le dimissioni per dodici consiglieri che si fecero rieleggere sulla piattaforma dei diritti di Pozzo. La Giunta, a quel punto, dichiarò il territorio “neutrale”.  Con il passare degli anni le tensioni si appianarono e si raggiunse un compromesso sul piano ecclesiastico tra parrocchia e curazia (nel 1956 anche Pozzo divenne parrocchia dei Santi Urbano e Sabina) mentre la risoluzione civile della Giunta Provinciale non ebbe alcun effetto.

La cantina San Giorgio, già area delle fornaci, vista da via IV novembre

Proseguiamo ora con la dodicesima parte del viaggio visitando quello che è, e che fu, della piccola villa di Pozzo.