Le radici del vino

Le intuizioni e le opere dei Pecile

Manifesto delle radici del vino, 2003

Quella borghesia intellettuale propugnatrice di ogni civile progresso: Gabriele Luigi Pecile

Anche le piccole comunità di San Giorgio della Richinvelda hanno avuto, nel corso dei secoli, i loro personaggi che si sono dati lustro nei diversi campi dell’esperienza umana: nell’economia, nell’edilizia, nella vita sociale in pace e in guerra. Abbiamo visto sacerdoti, architetti, condottieri, agricoltori e semplici uomini e donne che hanno sacrificato le loro vite per il lavoro e per la difesa delle proprie terre, dei propri beni e della famiglia contro lo straniero e l’invasore.

Abbiamo conosciuto le storie di alcuni di loro e ora ci accingeremo a conoscere degli uomini illustri cui il capoluogo San Giorgio ha dato i natali o l’adozione. Ci sono nomi come Luchino Luchini fondatore del Cassa Rurale ed Artigiana di San Giorgio e di altri istituti fondamentali per la crescita sociale e civile della comunità; Tarcisio Petracco docente universitario e fondatore dell’Università friulana di Udine ma, i primi in ordine cronologico furono i Pecile: Gabriele Luigi Pecile (1826-1902) e il figlio Domenico (1852-1924), politici (sindaci e senatori), studiosi eclettici (dottori della legge, agronomi, chimici, economisti), imprenditori nell’agricoltura, proprietari della villa omonima che si trova nell’ambito della piazza Beato Bertrando a San Giorgio. Con i loro studi e le loro applicazioni innovarono in maniera profonda, quasi rivoluzionando, il modo della produzione agricola in Friuli. Gabriele Luigi fu colui che, come abbiamo visto, acquistò la villa sangiorgina dei marchesi Leoni.

La famiglia Pecile cui appartengono i due personaggi ora menzionati è originaria di Fagagna in provincia di Udine. Discende da un ramo detto del “Pesil” di notevole lustro e agiatezza economica. I loro antenati risalgono al Quattrocento; dal loro ceppo sono nati sacerdoti, uomini pubblici e proprietari terrieri. Agli inizi dell’Ottocento, Paolo Pecile, nonno di Gabriele Luigi si trasferisce a Udine, città in cui svolge l’attività di tipografo.

Gabriele Luigi Pecile (1826-1902)

Il giovane Gabriele Luigi nacque l’11 novembre 1826, battezzato e civilmente iscritto “Luigi Mario”, figlio di Giandomenico Pecile e di Antonia Madonizza. Si farà chiamare in seguito col nome “Gabriele Luigi” in segno di affetto e di riconoscenza verso lo zio Gabriele Angelo il quale si occupò di lui dopo la morte prematura del padre. Lo zio Gabriele si curò dell’educazione del nipote e lasciò a lui anche un discreto patrimonio.

Il ricco e colto ambiente famigliare influì profondamente sul pensiero e sulla vita di Gabriele Luigi Pecile. I Pecile, in particolare lo zio Gabriele Angelo, che fu un fervente carbonaro, fecero parte di quella borghesia intellettuale che, nutrita di ideali illuministi e moderni, passando per le riforme napoleoniche e l’esperienza carbonara dalla cui fucina nacque il Risorgimento italiano, ambiva ad essere propugnatrice di un’educazione diretta al progresso globale della società. Padre e figlio, si adoperarono per il raggiungimento di questo obiettivo attraverso gli studi, attraverso le applicazioni derivanti dalle loro intuizioni. E la conquista del progresso si riversò in diversi ambiti, dalle opere pubbliche alle innovazioni nel campo dell’agricoltura.

Attivista e studioso eclettico

Gabriele Luigi cominciò i suoi studi classici nel Seminario di Udine dove conobbe il musicista Jacopo Tomadini col quale intrattenne una feconda amicizia. Si laureò in legge a Padova e perfezionò gli studi giuridici a Vienna.

La capitale austriaca fu a lui fatale perché vi assistette ai moti rivoluzionari scoppiati nel 1848 che alimentarono e rafforzarono in lui le idee liberali e il sentimento antiasburgico. Nel 1858, ritornato in Friuli, si recò personalmente a Torino da Camillo di Cavour per consegnargli le firme raccolte nei comuni friulani che chiedevano l’indipendenza dall’Austria. In quegli stessi anni, la sua casa fu addirittura circondata dai gendarmi austriaci. Con l’abile statista piemontese Gabriele condivideva la passione per l’agricoltura e la risoluzione dei problemi dei contadini nelle campagne attraverso le sperimentazioni. Terminato il periodo degli studi entrò a far parte dell’Associazione Agraria Friulana.

E’ nel 1851 che rileva dai marchesi Leoni la villa nel centro storico di San Giorgio della Richinvelda. Nello stesso anno portò a compimento, sia nella sua Fagagna che a San Giorgio due importanti riforme agrarie. Avviò una bonifica agraria attingendo dalla visita alla Grande Esposizione di Londra.

Per l’agricoltura fu anche pubblicista, divulgando oltre cinquecento scritti di agronomia e di economia rurale. Gabriele Luigi fu uno studioso ed un erudito eclettico i cui interessi spaziarono dalla poesia, alla musica, ai lavori di tessitura e di traforo. Passava il tempo non solo a leggere libri di svariati argomenti ma si recava spesso nei propri poderi per ascoltare i problemi dei contadini. Aveva un forte interesse per i bambini. Si dilettava a giocare con loro nei Giardini d’infanzia, costruiva modellini per giocattoli e realizzava disegni infantili. Leggeva e studiava sempre, fino a tarda notte, approfondendo diversi temi senza tralasciare nulla.

Il politico

Con la nascita del Regno d’Italia (17 marzo 1861) e la successiva annessione del Friuli, assieme al Veneto e Mantova (3 ottobre 1866), Gabriele Luigi iniziò la sua carriera politica. Fu eletto deputato alla Camera dei Deputati per dieci anni, fino al 1876 collocandosi nello schieramento della Destra. La prima si candidò nel collegio di Gemona e le altre due nel collegio di Portogruaro-San Donà.

Dal 1876 al 1883 e per un breve periodo nel 1899 fu sindaco di Udine. Dal 1884 al 1899 fu Sindaco di Fagagna. Il 15 febbraio 1880 fu nominato senatore a vita. Il Gabriele Pecile politico si può sintetizzare sotto tre aspetti: un politico e un amministratore capace e solerte nel portare avanti i propri progetti; un riformatore che mirava ad adeguare le scelte politiche ai tempi nuovi che mutavano; un uomo di pensiero attento alle esigenze delle classi popolari per le quali si premurava di eliminare il malcontento sociale auspicando una reciproca collaborazione tra classi.

Fanno testimonianza i numerosi scritti da lui lasciati: progetti, relazioni, lunghi e dotti discorsi pronunciati al Parlamento su temi svariati come l’agricoltura, l’istruzione pubblica, sui bilanci delle istituzioni. Non si sedette alla Camera dei Deputati solo per scaldare la sedia. Al termine della carriera gli fu conferita la Croce di Cavaliere del Lavoro. Tenacemente convinto che la realtà fosse un organismo in continua mutazione e che si dovessero abbandonare i riflessi condizionati del conservatorismo. Si collocò all’interno e al di sopra del proprio schieramento dimostrando un orientamento proveniente da una cultura diversa, proiettata verso il progresso e che risentiva di influssi massonici e carbonari. Auspicava una collaborazione tra le classi sociali, tra la borghesia, il proletariato e le campagne cercando di realizzare una solida unità morale senza una drastica revisione dei rapporti sociali. Una sorta di mazzinianesimo o comunque un’ideologia perfettamente in sintonia con le tante versioni del credo risorgimentale.

Profondamente laicista, Gabriele Pecile si batteva per l’abolizione delle corporazioni religiose e dei diritti che l’istituzione ecclesiastica esercitava sui cittadini come il quartese. “Libera chiesa in libero stato” secondo il motto di Cavour che egli faceva proprio. Da laico e anticlericale combatteva il potere del clero nella società civile e nelle istituzioni dello stato italiano ma era profondo estimatore dei parroci di campagna di cui ne valorizzava il ruolo e l’esperienza quali conoscitori dei veri mali della plebe.

Sin dai primi passi nella politica egli si fece promotore di molte iniziative a favore dei ceti meno abbienti. Si oppose fermamente alla tassa sul macinato, in particolare a quella che spettava al grano, e alla tassa sul sale. Nella sua opposizione alla sopraffazione dello Stato sui cittadini, il deputato udinese sosteneva convintamente il decentramento amministrativo delle realtà regionali e locali. Il Friuli, con l’accentramento statale, avrebbe perso le proprie abitudini, la libertà intellettuale e in definitiva la propria identità. Prese posizione contro il brigantaggio, fenomeno che si sviluppò in forma intensa nell’epoca post-unitaria, prendendo esempio dall’Ungheria che lo combatteva senza adottare metodi repressivi.

Del Gabriele Pecile parlamentare rimangono nella memoria le battaglie per le opere pubbliche. Nel 1882 fu fautore della costruzione della ferrovia Udine-Tarvisio via Pontebba, allo scopo di ancorare il Friuli alla Carinzia e all’intero bacino danubiano; della tramvia Udine-Fagagna-San Daniele; del canale Ledra-Tagliamento per l’irrigazione della pianura friulana; di altre tratte minori che favorì superando anche le lungaggini burocratiche.

Da sindaco di Udine, Gabriele Pecile completò il Palazzo degli studi di Piazza Garibaldi; incentivò lo sviluppo dell’approvvigionamento idrico e dell’illuminazione pubblica mediante la redazione del primo Piano regolatore della città; la cessione al Comune di Udine del Castello; fondò il Cotonificio udinese e fu attivo anche lui nel gettare le fondamenta della Banca di Udine.

Ma il Pecile si prodigò anche nel campo dell’emigrazione. L’emigrazione temporanea aveva preso corpo da qualche decennio e l’emigrazione definitiva, o di lungo termine, nei paesi d’oltreoceano stava progressivamente iniziando la sua corsa. Per prima cosa, Gabriele Pecile istituì a Udine il Segretariato all’Emigrazione al fine di tutelare gli emigranti già prima dell’imbarco, proteggendoli dai numerosi agenti incaricati dalle società di Navigazione spesso truffaldini o spacciatori di facili illusioni.

Pubblicò sul Bullettino dell’Associazione Agraria Friulana tutte le possibili notizie sui friulani emigrati: cronache dai giornali, lettere alla famiglia, cronache provenienti dalla viva voce degli emigranti stessi.

Ispettore della scuola e dell’educazione infantile

La vita da parlamentare e da amministratore di Gabriele Pecile è diventata nota anche per la battaglia per l’istruzione pubblica. Egli può essere considerato nella storia anche come il padre della scuola friulana.

Nel 1866 il politico friulano fu nominato ispettore scolastico per il Friuli dal commissario regio governativo in carica a Udine Quintino Sella. Il Pecile voleva dare impulso la scuola pubblica e laica riducendo il monopolio dell’istruzione agli istituti religiosi e a quelli laici alle famiglie agiate. Rivitalizzò così la scuola normale femminile intitolata a Caterina Percoto; ripristinò il collegio annesso al Convento delle Clarisse trasformandolo in Collegio femminile “Uccellis”; convertì la Scuola Tecnica Comunale in Scuola Tecnica Governativa; fondò l’Istituto Tecnico di Udine. Introdusse parecchie riforme nella scuola, moderne e liberali: l’apertura all’insegnamento ad ambo i sessi; le materie di studio della calligrafia, del canto e della ginnastica; la salubrità delle aule e dei locali; l’innalzamento degli stipendi agli insegnanti.

Ma Gabriele Pecile viene ricordato anche come benemerito per l’istruzione popolare in particolare per la fondazione dei Giardini d’infanzia come allora venivano chiamati gli asili nido e le scuole materne. Lui stesso realizzò due Giardini a Udine di cui uno porta ancora oggi il suo nome. Studiò intensamente i Giardini dell’infanzia in Francia e in Germania e ne trapiantò il modello in Italia, ispirandosi soprattutto alla pedagogia di Friedrich Fröbel.

Fu insignito di medaglia d’oro dal governo italiano, così i Giardini d’infanzia italiani ottennero tale benemerenza all’Esposizione di Parigi.

“Inventore” dell’educazione ginnica scolastica

Il Pecile si distinse anche nell’ambito dell’educazione fisica. Introdusse la materia nella scuola in abbinamento ai giochi sportivi, importando in questo caso il modello inglese. Grazie alla sua opera Udine fu la prima città d’Italia a dotarsi di campi scolastici da gioco e nacque la prima Associazione sportiva che operava diverse discipline ginniche. Da questa associazione nacque a sua volta nel 1896 la Società Udinese di Ginnastica e Scherma dalla quale si formerà in seguito l’Udinese Calcio. Gabriele Luigi Pecile fu colui che per primo redasse lo statuto di una società calcistica. Nel 1897 si costituì il Comitato Nazionale Centrale d’Educazione Fisica e dei Giuochi Ginnici e del quale egli ne fu un grande animatore.

Gabriele Luigi Pecile, viticoltore e profeta di una nuova agricoltura – “le radici del vino”

Si pensa a formare medici, avvocati, ingegneri e nessuno pensa a farne un agricoltore. L’agricoltura non è forse una professione onorevole?”.

Così scrisse Gabriele Luigi Pecile nel suo ruolo di ispettore scolastico, in cui non solo l’educazione fisica, non solo i bambini e le altre riforme da lui introdotte nella sua intensa attività da parlamentare furono oggetto di interesse ma anche l’agricoltura ebbe un posto rilevante, anzi rilevantissimo.

La frase sopra incisa dimostra in modo esemplare, semplice e chiaro la sua passione per l’arte della coltivazione della terra e di unirla allo studio, alle applicazioni e all’insegnamento nelle scuole sin dagli anni delle elementari.

In altri suoi passi enunciò: “La moderna agricoltura deve i suoi progressi all’aver sostituito all’empirismo l’esame, ai pregiudizi la scienza, all’azzardo le cifre. L’uomo che io vorrei forgiare dovrebbe saper maneggiare il crogiolo come l’aratro, mettere assieme una macchina, esaminare una terra o un concime, dirigere un podere, essere in grado di iniziare i giovani alla moderna agricoltura”.

Si impegnò a creare istituti scolastici, cattedre di agronomia, elementi di agricoltura nei programmi di insegnamento anche delle scuole elementari. Divenne membro dell’Associazione Agraria Friulana nel periodo preunitario e vicepresidente della Società degli Agricoltori italiani di cui nel 1885 fu uno dei fondatori.

Su questa linea fondò a Udine l’Istituto Tecnico con una sezione di agronomia, incaricato da Quintino Sella; poi la Stazione Agraria; il deposito governativo di strumenti agricoli e la Scuola pratica di Pozzuolo che sorse sul podere e casa a Porta Grazzano per le sperimentazioni pratiche; introdusse il Libro del maestro nelle scuole elementari; istituì l’insegnamento facoltativo della scienza agraria nella Scuola Magistrale con un corso speciale di agraria per le allieve femmine; introdusse infine, la Facoltà di Agraria nell’università italiana. Essa nacque per prima a Torino, poi a Roma e a Bologna.

Oltre a questi provvedimenti, Gabriele Luigi Pecile divenne famoso per le innovazioni che apportò ai metodi di conduzione aziendale e per i metodi di selezione dei prodotti della terra. La sua opera fu supportata da studi e letture, dalla conoscenza di metodi utilizzati all’estero (in particolare in Francia), da esperienze dirette sul campo.

Le sue innovazioni nella gestione economica aziendale concernerono l’analisi dei costi e dei ricavi. Le innovazioni apportate nella produzione riguardarono il vino e il vigneto, la frutta, i bovini, i suini, le api, i bachi, il latte.

Questa serie di innovazioni ci fa capire quanto ampio e variegato fosse il campo del suo sapere e delle sue sperimentazioni nell’economia agricola e zootecnica del territorio. Il patrimonio bovino fu migliorato con l’importazione di tori perfezionanti che attraverso la selezione riproduttiva generarono animali più efficienti ed eccellenti nel lavoro, nella carne e nella produzione di latte. Fondò le stazioni di monta taurina.

Questo suo progetto portò all’utilizzo di bestiame pezzato e incrociato e alla creazione della pezzata rossa friulana, prodotto bovino divenuto tipico della nostra terra. Al fine di proteggere il patrimonio di mucche, tori e buoi, egli introdusse anche forme di mutua assicurazione per i danni subiti alle bestie e per i raggiri truffaldini di svariati venditori scaltri e disonesti. Il miglioramento delle razze animali autoctone riguardò anche i maiali. Anche in questo caso il Pecile ricorse in aiuto dell’estero. Questa volta fu l’Inghilterra con l’importazione e l’incrocio delle razze Berkshire e Yorkshire e con le stazioni di monta suina.

Gli studi sulle api lo portarono ad inventare un nuovo tipo di arnia. Organizzò anche un congresso di apicoltori ma le sue idee non vennero prese in considerazione.

Sui bachi scrisse articoli e fondò un Osservatorio bacologico a Fagagna.

Fondò a macelleria cooperativa, due ghiacciaie, la latteria sociale cooperativa e la scuola per casari che fu la prima in Friuli e tra le più importanti a livello italiano; poi il forno rurale, la Cassa Rurale, la scuola per cestari per i ragazzi e la scuola per i merletti per le fanciulle sulla linea di quella fondata da Cora di Brazzà.

Propugnò anche una maggiore selezione della frutta.

Per quanto riguarda i vigneti e il vino, Gabriele Pecile si batté per combattere la filossera che nell’Ottocento stava devastando le colture. Era favorevole alla vigna bassa nei confronti della coltura promiscua dell’arborato vitato.

Propugnò una maggiore selezione delle uve e dalla Borgogna importò gli innesti del Merlot, vino rosso molto apprezzato dai contadini friulani di allora – e così ancora oggi – per la sua gradevolezza e l’abbondanza del prodotto.

Sul vigneto Gabriele Luigi Pecile fu un vero profeta della vite e della sua specializzazione per il miglioramento sia qualitativo e quantitativo della produzione sia del reddito e del proprietario e del fittavolo. Con le sue intuizioni anticipò la nascita del “Vigneto Friuli”. E tale rimase il paesaggio dei vigneti sparsi in tutta la campagna friulana almeno fino agli anni sessanta del Novecento. Solo con il decennio successivo il vigneto specializzato preconizzato da Gabriele Pecile divenne predominante e tuttora definitivo.

I vigneti nell’Ottocento esistevano come coltura promiscua con cereali e foraggere. Le viti si arrampicavano sugli alberi, solitamente gli olmi, e venivano tirate a festone da albero ad albero. Le varie specialità di uva crescevano accanto ad altri frutti della terra. Il Pecile propendeva invece per una coltivazione della vite a palo secco con il palo, i chiodi e il filo di ferro.

Una grande mole di studi e di esperienze nei vigneti all’estero – specialmente in Francia, nelle cui campagne il Pecile guardò sempre con ammirazione e come esempio – ebbero come frutto una serie di contributi tecnico-agrari, pubblicati sul Bullettino dell’Associazione Agraria Friulana, aventi per titolo L’iniziamento d’uno studio sulle vigne del Friuli e una serie di sperimentazioni nelle sue aziende di Fagagna e di San Giorgio della Richinvelda. Gabriele Pecile propendeva per una viticoltura basata su poche qualità suscettibili di dare un prodotto commerciabile e valorizzare terreni poveri che prima non avevano dato niente (come le colline orientali Buttrio e Collio). Fece conoscere le varietà di Merlot, di Cabernet, di Pinot, di Tocai.

I suoi scritti, di cui molti sono ancora oggi conservati e recuperati dal suo studio nella villa a San Giorgio, hanno anticipato l’evoluzione della viticoltura friulana e italiana. Già nel 1863 disegnò su dei fogli quale avrebbe dovuto essere la struttura del vigneto e del paesaggio quale sarebbe stato anche dopo cent’anni.

Le radici del vino nel giardino di villa Leoni-Pecile

Le sue intuizioni, le sperimentazioni e il miglioramento apportato al patrimonio viti-vinicolo italiano, che ebbero luogo nelle sue aziende di Fagagna e di San Giorgio della Richinvelda, assegnarono al comune di San Giorgio i titoli di territorio di “città del vino” e delle “radici del vino”. Nel 2003, per opera dell’amministrazione comunale e in particolare grazie al contributo dell’assessore Francesco Orlando nacque un’iniziativa a scopo culturale al fine di diffondere la figura, la storia e le scoperte e sperimentazioni successive sulla vite alla popolazione della Richinvelda. Il comune di San Giorgio acquisì il logo “radici del vino”.

La seconda domenica di ottobre nel capoluogo sangiorgino si teneva un convegno in memoria dell’opera di Gabriele Luigi Pecile e di suo figlio Domenico. La manifestazione aveva il proprio ritrovo in piazza Beato Bertrando e poi nel giardino della villa Pecile.

Nel 2013 l’amministrazione comunale di allora organizzò un grande convegno presso la sede dei Vivai Cooperativi Rauscedo con una fiera per l’esposizione di veicoli e attrezzature agricole presso la sede delle associazioni e il campo sportivo in via Udine.

Gabriele Luigi Pecile morì a Fagagna il 26 novembre 1902 dopo lunga malattia. I suoi funerali furono imponenti. Quattro anni dopo, nel 1906, un gruppo di fagagnesi dedicò alla sua memoria un busto di bronzo collocato su un piedistallo ubicato nella stazione di allora. In calce furono incise le seguenti parole:

A Gabriele Luigi Pecile

propugnatore

di ogni civile progresso

la sua Fagagna 1906

Un liberale illuminato che ha dedicato tutta la sua vita allo sviluppo dell’agricoltura friulana e alla cooperazione: Domenico Pecile

Domenico Pecile nacque a Udine nel 1852 e fu il secondo dei tre figli di Gabriele Luigi e di Caterina Rubini. Nato e battezzato Domenico Quirico dopo Ida, la primogenita, e prima di Attilio, l’ultimo.

Domenico Pecile (1852-1924)

Fu iniziato agli studi in casa da un precettore ecclesiastico e frequentò prima il Ginnasio e poi l’Istituto Tecnico. In questa scuola e alla Stazione Agraria Sperimentale egli fece la conoscenza del professor Alfonso Cossa, fondatore e direttore dell’istituto. L’esimio docente volle con sé il giovane studente friulano alla Facoltà Universitaria di Chimica di Torino. Dopo la laurea lo portò con sé a Portici (Napoli) per frequentare la Scuola Superiore di Agricoltura fondata dal docente medesimo. Nel 1876 si trasferì in Germania per un dottorato di ricerca, prima a Monaco e poi a Heidelberg. Quindi, giunse per lui l’ora dell’insegnamento ottenendo la Cattedra di Chimica Agraria all’Università di Catania.

Nel 1878 fu costretto a tornare in Friuli a causa di una malattia della vista. Non se ne andò più dalla sua terra madre se non per compiere quei proficui viaggi all’estero i quali – alla stessa stregua di quelli del padre – contribuirono ad incrementare il suo patrimonio di conoscenze agrarie, chimiche, zootecniche e di economia cooperativa.

Domenico cominciò proprio in questo periodo a seguire maggiormente la sua azienda di San Giorgio della Richinvelda piuttosto che quella di Fagagna. La natura dei terreni destinati alla coltivazione era meno felice rispetto a quella della zona sua natale. I contadini dovevano lavorare terreni alluvionali e argillosi con prevalenza della vite maritata con i cereali raccogliendo poco frutto. Egli, quindi, ricalcando le orme paterne, adottò numerose sperimentazioni al fine di migliorare le condizioni economiche dei coltivatori diretti, degli affittuari, dei mezzadri e dei braccianti. L’avena, i frumenti, la barbabietola da zucchero, l’infossamento dei foraggi e l’insilamento per l’alimentazione dei bovini e altri argomenti zootecnici.

Sensibile alle condizioni dei lavoratori della terra, si batté per un’economia non socialista ma per la ricerca di forme di cooperazione, di innovazioni tecniche e per la proposizione di una cultura che contribuisca agli uomini di cuore al fine di superare l’innato egoismo della natura umana e creare quell’equilibrio sociale e quell’armonia tra possidente e dipendente che permetta di lavorare e di vivere bene.

Dal 1888 al 1904, Domenico Pecile fu sindaco di San Giorgio della Richinvelda. Da primo cittadino di San Giorgio, il Pecile si fece promotore della Cassa Rurale di Prestiti. Profondo conoscitore del mondo tedesco, egli fu ispirato dal pensiero e dalle opere del pastore Friedrich Raiffeisen e dall’economista italiano Leone Wollenborg, fondatore e presidente della Federazione Italiana delle Casse Rurali.

Gli obiettivi del Pecile furono proteggere gli agricoltori dai debiti e ipoteche ma anche curare i servizi essenziali di cui l’agricoltura aveva bisogno, come le latterie, i forni, i comitati d’acquisto dei concimi, delle sementi e dei macchinari.

Questo secondo punto fu sviluppato da Pecile già nei mesi immediatamente successivi alla fondazione della Cassa Rurale di Prestiti. Nel 1892, nacque infatti il comitato d’acquisto di materie utili per l’agricoltura che fu il primo embrione di quello che, dopo il 1957, diverrà il Circolo Agrario Cooperativo il quale oggi è il Circolo Agrario Friulano che ha la sua sede nella zona artigianale situata prima del paese di San Giorgio e che abbiamo già avuto modo di conoscere. Qui ci basta ricordare che la Cassa Rurale acquistava il materiale necessario all’agricoltore (attrezzi, sementi, antiparassitari ecc.…) su ordine dello stesso e a questi veniva fornito in cambio di pagamento in condizioni di favore, con una trattenuta a buon prezzo dalla casa o con una cambiale successiva al raccolto.

Approfondiremo la storia della Cassa Rurale e del Circolo nella parte successiva del viaggio quando ci sposteremo dall’altra parte della piazza e ritorneremo davanti alla sede della banca e alla Biblioteca Civica per conoscere la vita e la personalità di un altro grande e magnanimo personaggio della Richinvelda: Luchino Luchini.

Continuando con le opere a favore dell’agricoltura, Domenico, assieme alla sorella Ida, creò il Calendario dell’ortolano, pubblicazione inserita nel Bullettino dell’Associazione Agraria, piccolo vademecum per i contadini e le loro famiglie che si dedicavano all’orticoltura domestica, una sorta di calendario di Frate Indovino, come diremmo ai giorni nostri.

Nel 1898 e Domenico Pecile ottenne la presidenza dell’Associazione Agraria Friulana, carica che detenne fino alla morte. Le sue azioni e i suoi sforzi furono rivolti alla lotta contro la filossera, alla istituzione delle cattedre ambulanti per l’insegnamento agrario, al miglioramento del patrimonio zootecnico, al rimboschimento, al miglioramento delle malghe.

Dalla “sua” Associazione Agraria Friulana si originò il Comitato Acquisti e la Commissione per la Cooperazione Agricola. Nell’azienda di San Giorgio della Richinvelda indirizzò i suoi studi sui concimi artificiali, sulla barbabietola, sulla bachicoltura che lo portarono nel 1900 a creare la Fabbrica Perfosfati di Portogruaro – di cui fu presidente fino alla morte – nel 1899 a promuovere la nascita dello Zuccherificio di San Vito al Tagliamento, a lottare contro il parassita dei gelsi e dei bachi la Diaspis Pentagona.

Domenico Pecile, sindaco e prefetto

Nel 1904, al termine dell’esperienza da primo cittadino di San Giorgio, Domenico Pecile divenne sindaco di Udine come il padre Gabriele. Carica che mantenne fino al 1921.

La sua amministrazione fu caratterizzata dalla difesa dei ceti meno abbienti. Gli interventi a favore riguardarono l’edilizia con la creazione delle “abitazioni minime”, la sanità, l’istruzione popolare, i servizi pubblici, il forno municipale, l’ufficio di collocamento gratuito, scuole, nazionalizzò il collegio femminile Uccellis, colonie estive e ambulatorio medico per i bambini.

Le opere pubbliche continuarono con il restauro del Castello e del Museo Civico e della Galleria Marangoni, creò i nuovi uffici comunali e ampliò l’area urbana della città.

Fu inoltre nominato commissario prefettizio di Udine durante la Grande Guerra.

Camilla Pecile Kechler, mamma dei poveri e dei fanciulli abbandonati

Accanto a Domenico Pecile, la moglie Camilla Kechler si distinse per le sue opere caritatevoli a favore della popolazione tutta, di San Giorgio della Richinvelda e Udine, in specie dei meno abbienti. Fu sposa di Domenico nel 1887, ne fu la segretaria e collaboratrice. Camilla era figlia di Carlo Kechler, patriota, promotore dello sviluppo industriale del Friuli, creatore dell’industria serica, fondatore del Cotonificio Udinese, della Banca del Friuli e patrocinatore del Consorzio Ledra Tagliamento.

Nel 1869 a Udine nasceva la Società Protettrice dell’Infanzia con lo scopo di difendere i fanciulli dai mali morali, materiali e fisici, provvedendo ad aiutare le famiglie nell’allevamento e a proteggerli dalle malattie, prima fra tutte la tubercolosi, venendo in aiuto ai fanciulli ammalati di famiglie povere provvedendo opportunamente all’invio ad ospizi marini e colonie alpine di bambini malaticci, scrofolosi, rachitici.

A questa nobile istituzione fu in un primo tempo preposta Angiola Chiozza Kechler, madre di Camilla. E Camilla stessa divenne poi presidente. Tale Società realizzò una mole di provvidenze veramente notevole e non solo per quei tempi. Fu ricevuta dalla Associazione Alpina Friulana in donazione la Colonia Alpina di Frattis (Pontebba).

Camilla Pecile Kechler (1865-1948)

La Società organizzava poi la goccia di latte dedicata alla raccolta del latte materno. E aveva costruito un grande ambulatorio dove prestavano a turno gratuitamente la loro opera medici condotti e specialisti del Comune. Nel Consultorio si effettuavano le visite e ciascun bambino veniva controllato una volta al mese. Questo servizio era curato dal Comitato di Signore che prestavano la loro opera tenendo lo schedario degli assistiti provvedendo alla pesatura dei bambini, alla distribuzione di latte, vestiario, medicinali, carne, uova; al collocamento di minori presso famiglie o istituzioni; all’elargizione di sussidi a nutrici o famiglie e alla fornitura di libri e materiale scolastico.

Altra forma di assistenza fu il Ricovero per bimbi abbandonati in Torre San Lazzaro. Ricordiamo anche l’Ospizio per fanciulli costituito a Grado (Go) nel 1920.

Camilla Pecile seguiva con instancabile attività queste opere, le dirigeva con dolcezza ed energia senza volontà di apparire nella sua modestia e semplicità.

Con la Grande Guerra del 1915-18, con l’invasione del Friuli dopo Caporetto, interruppe tragicamente tanta mole di iniziative benefiche. Ma Camilla continuò nella sua opera di dedizione ai fratelli sofferenti, ai soccorsi ai profughi e ai bambini. A Firenze tenne – per incarico del Ministero – la direzione dei servizi assistenziali. Ma fu soprattutto benemerita per la lunga assistenza svolta come crocerossina al capezzale dei feriti.

Per tre anni prestò la sua infaticabile opera negli ospedali militari; a Udine, presso l’ospedale della C.R.I. «Di Toppo Wassermann», addetta alla sala operatoria; a Firenze al «Marco Foscarini». Per queste benemerenze Camilla Pecile si meritò una medaglia al valore e la croce di guerra. Inoltre, Camilla fu, nel primo dopoguerra, propugnatrice dell’Istituto Friulano Orfani di Cividale e presidente della Congregazione di Carità di San Giorgio della Richinvelda.

Fu nel 1929 che, abbandonata la Presidenza della Società Protettrice dell’infanzia, nei lunghi soggiorni a S. Giorgio della Richinvelda si dedicò a nobili iniziative cui da anni aveva già iniziato. Camilla Pecile aveva perso il figlio Paolo, morto dopo la guerra per malattia alla vigilia della laurea in ingegneria ed era rimasta vedova con la scomparsa nel 1924 del marito Domenico. Lei assieme al dott. Alessandro D’Andrea istituì a San Giorgio il primo Consultorio pediatrico – attrezzato con criteri moderni, condotto con metodi in tutto conformi ai migliori criteri attuali – che era frequentato da tutti i lattanti e divezzi del Comune.

In un periodo in cui la mortalità infantile, specie per intossicazione alimentare, toccava a S. Giorgio la punta di 23 decessi in un anno, l’istituzione del consultorio significò portare la cifra immediatamente alla metà, per ridurla ai soli quattro casi del 1932.

Il Consultorio passò nel 1940 all’O.N.M.I.; ed è dall’O.N.M.I. che Camilla Pecile venne nominata «visitatrice materna» e premiata con medaglia di bronzo.

Nel 1908 era nata a San Giorgio la Scuola di economia domestica, una delle prime in Friuli, fondata e presieduta proprio da Camilla Pecile. La scuola “si prefigge di insegnare le virtù femminili oltre che le abilità casalinghe”. Nel 1927 l’istituto si era arricchito da corsi di taglio e cucito. Era frequentato da ragazze rurali della cui educazione Camilla Pecile si preoccupava. Tali scuole da allora si moltiplicarono in Friuli fino ad arrivare a centoventisei istituti. Sappiamo già che San Giorgio si era dotata di un Asilo infantile e Camilla Pecile ne fu presidente. Ella istituì poi la Colonia elioterapica che anche questa abbiamo già visto.

L’opera maggiore della volenterosa e magnanima signora Pecile Kechler fu l’adozione degli insegnamenti e delle tecniche del pediatra Jacques-Joseph Grancher sulla tubercolosi giovanile e infantile. Le cure consistevano nell’affido presso buone famiglie di contadini, di bambini in precarie condizioni fisiche, appartenenti a nuclei disagiati in condizioni ambientali malsane. Proprio a San Giorgio della Richinvelda si ebbe questo primo e unico esperimento voluto da lei e dal dottor D’Andrea.

Negli ultimi anni della sua vita Camilla Pecile si dedicò alle opere caritative in Udine dove risiedeva prevalentemente durante l’inverno, diventando dama della S. Vincenzo e visitava allora i quartieri più poveri della città – specie quelli della sua parrocchia del Redentore dove era molto popolare e conosciuta – e tuttora ricordata per la sua dolcezza e bontà verso tutti. E a Udine fu a lei intitolato un Fogolar. A lei e’ stata intitolata la zona artigianale di San Giorgio della Richinvelda.

Camilla Pecile morì il 15 aprile 1948 in seguito alla frattura del femore dopo una caduta accidentale.

***

L’azienda di San Giorgio di Richinvelda di Domenico Pecile fu considerata un modello in tutto il Friuli. Domenico passava molte delle sue giornate estive qui a San Giorgio. Non si curava solo dell’azienda e dei terreni nelle sue molteplici attività, ma, teneva molto stretto anche il contatto con i contadini organizzando conferenze domenicali, insegnamenti e incontri con gli alunni nelle scuole elementari e medie.

Domenico Pecile morì qui, a San Giorgio, il 27 maggio 1924 dopo breve malattia. Solenne e celebrativo fu il suo funerale, in cui l’amministrazione e la popolazione sangiorgina riconobbero in lui l’uomo brillante che dedicò la sua intera vita all’agricoltura e al bene comune. L’intera comunità di San Giorgio della Richinvelda e la sua realtà agricola e cooperativa sono debitrici della vita e delle opere di Gabriele Luigi e Domenico Pecile.

***

Passiamo ora a parlare degli istituti della cooperazione. Restiamo qui nel centro di San Giorgio